| nel 486 a.c. roma, sconfitti gli ernici, concluse con essi un
trattato che le permetteva di annettersi due terzi del loro
territorio. il console spurio cassio si fece allora promotore di una
rogatio agraria in base alla quale si sarebbe dovuto dividere questo
territorio in parti uguali fra plebei e latini, e ad esso avrebbe
dovuto essere aggiunta anche una parte dell' ager publicus, che era
posseduta da privati. la proposta, osteggiata dai senatori, non fu
pero' votata e cassio, appena uscito di carica, fu ucciso. se
fermiamo l' attenzione sui fatti politici nel cui panorama si
inscrisse tale vicenda, possiamo fare alcune interessanti
constatazioni: spurio cassio, che era plebeo, ricopri' cariche
pubbliche per circa diciassette anni consecutivi e l' anno della sua
morte, il 485, segno' al tempo stesso, l' emersione del gruppo
fabiano e l' esclusione della gens cassia dalle cariche pubbliche,
esclusione che duro' ininterrottamente fino al 171. tutta la vicenda
(della cui storicita' non puo' dubitarsi, nonostante l' opposta
opinione di mommsen e mazzarino), testimonia come lo sfortunato
console del 486 perseguisse una politica di pacificazione e di
alleanza con i popoli del lazio, collegata probabilmente da un lato
con l' estrazione latina della sua gens, e dall' altro con il
tentativo di utilizzare le masse plebee e latine contro l' attacco
che si preparavano a sferrare i fabii, patrizi e filoetruschi. in
questo quadro, la legge agraria deve percio' essere interpretata come
un momento del drammatico scontro tra i due opposti gruppi dei cassii
e dei fabii per la conquista del potere. la fine di spurio cassio ed
il fallimento della sua politica furono dovuti all' accortezza dei
fabii ed all' incapacita' della gens cassia di legare a se' le masse
plebee.
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