| l' a., premesso che il concetto di politica criminale ha 2
dimensioni, una teoretica e l' altra pratica, svolge alcune
considerazioni sulla nozione di delitto e sulla dialettica
natura-norma, sulle cause del delitto e sui problemi di prevenzione
generale, speciale e reale. analizza, quindi, le nuove dimensioni e
le nuove cause della criminalita', poste in luce dal iv congresso
delle nazioni unite per la prevenzione della criminalita' ed il
trattamento dei delinquenti, tenutosi a kyoto nell' agosto del 1970,
e, in particolare, si sofferma sulle cause generali di incremento
della criminalita' nel nostro paese. passando all' esame dei rimedi,
espone la linea delle riforme penali seguita fino al 1974, il
ripensamento successivo con la conseguente svolta intimidatoria e
repressiva, in contrasto con il disegno di legge per la riforma del
libro primo del codice penale. sul punto, egli afferma che se si
abbandona l' indirizzo repressivo della politica criminale, ritenendo
superata la teoria dell' intimidazione, occorre pero' sostituirvi
qualcosa di diverso e di piu' efficiente sotto il profilo della
prevenzione. si sofferma sulla prospettiva processuale della politica
criminale e su taluni punti della legge delega per la riforma del
codice di procedura penale, sui problemi di decriminalizzazione e di
incriminazione e conclude, infine, osservando che i problemi di
politica criminale, alla vigilia delle riforme dei codici, sono gravi
e irrisolti, ma sperando in quanto di buono c' e' nell' uomo per
creare le premesse di una piu' giusta convivenza civile.
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