| 106741 | |
| IDG760900211 | |
| 76.09.00211 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
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| cervetti f.
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| nota a cass. sez. iii pen. 27 settembre 1973
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| Giur. it., an. 126 (1974), fasc. 12, pt. 2, pag. 611-614
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| (Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
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| d6341
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| a differenza del giudizio di primo grado nel quale il potere di
indagine del giudice non ha limiti ne' e' condizionato nel suo
esercizio da richieste di parte, nel procedimento d' appello l'
ambito e' di regola delimitato dallo stesso potere di disposizione
che compete ai soggetti interessati. corollario di tale principio che
informa il giudizio di secondo grado e' l' effetto devolutivo
enunciato nell' art. 515 codice di procedura penale che, osserva l'
a., trova nella pratica una travagliata applicazione in relazione
all' accertamento dei limiti del potere di cognizione del giudice d'
appello di fronte all' esigenza di riesame prospettata dall'
imputato. l' a. osserva tra l' altro, in tema, che l' indirizzo della
giurisprudenza prevalente ritiene possibile per il giudice d' appello
mutare la qualificazione giuridica del fatto solo nel caso in cui il
gravame verta sulla definizione giuridica dello stesso. tale
indirizzo e' condiviso dalla dottrina.
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| art. 515 c.p.p.
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| Ist. dir. penale - Univ. TO
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