| l' a. inizia con l' individuare i presupposti e le condizioni della
tutela possessoria. rileva come il possesso e la detenzione siano
tutelabili soltanto in quanto espressione di un potere esercitato in
via concreta e diretta, o sorretto dall' animus possidendi ed inteso
in funzione della utilita' che la cosa puo' fornire e dell' esercizio
che ne faccia il possessore (corpus possessionis). procede, poi, alla
individuazione della idoneita' del bene ad esser oggetto di possesso
o detenzione. svolge la sua analisi in relazione alle servitu'
discontinue, alle limitazioni legali della proprieta' (luci e
vedute), allo spazio aereo, ai beni demaniali, ai diritti di utenza;
in relazione a quei beni, cioe', che piu' difficilmente sembrano
prestarsi a costituire oggetto di possesso o detenzione. circa la
possibilita' di proporre azioni possessorie contro la pubblica
amministrazione, sottolinea come cio' sia possibile soltanto quando
la pubblica amministrazione abbia agito "iure privatorum" e non nell'
ambito dei suoi poteri e fini istituzionali. per la proponibilita'
delle azioni possessorie l' a. precisa che all' elemento oggettivo
della privazione del possesso deve accompagnarsi l' elemento
soggettivo dell' "animus spoliandi" e sostiene, comunque, la
necessita' dell' oggettivo accertamento processuale di tale "animus",
quale imprescindibile elemento costitutivo della lesione. in
relazione, infine, all' autodifesa del possesso, l' a. afferma che
essa e' consentita a chi abbia patito lo spoglio, a condizione pero'
che la reazione sia attuale ed immediata rispetto all' azione dello
spogliatore e si mantenga nei limiti oggettivi di reintegra.
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