| gli aa. si propongono di esporre i risultati relativi alla prima fase
di una ricerca pilota incentrata sui problemi della formazione e
dell' accesso alla professione forense. tra le questioni affrontate,
quella della definizione della realta' "effettiva" della professione,
della soddisfazione professionale, dei motivi della scelta, delle
prospettive di carriera, del reddito, ecc. nell' area esaminata
(provincia di milano) la condizione complessiva appare nettamente
problematica: il tirocinio e' lungo (mediamente, 3 anni e mezzo),
assai impegnativo in termini di tempo (mediamente, piu' di 40 ore
settimanali) e consente un reddito alquanto basso (normalmente non
superiore alle 200.000 lire mensili). si tratta dunque di una
condizione lavorativa che, senza offrire in concreto nessuno dei
vantaggi della libera professione, si configura piuttosto come un
lavoro subordinato "sui generis", del quale tipo di rapporto non ha
pero' nessuno degli elementi positivi (garanzia del posto di lavoro,
assenza del rischio professionale, tutela sindacale, ecc.). sembra
dunque che debba essere considerata con favore la trasformazione
suggerita dalle proposte di riforma, le quali prevedono ad es. che,
prima e durante il tirocinio presso uno studio, il praticante debba
obbligatoriamente frequentare gli uffici giudiziari e i corsi di
applicazione forense, imponendo inoltre l' obbligo, controllato e
controllabile, della corresponsione di una remunerazione "congrua".
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