| l' a. esamina il caso della deliberazione n. 491 del 21 dicembre
1977, del consiglio regionale del veneto, in virtu' della quale il
comune di verona esce dal comprensorio n. 29, nel quale si trovava
insieme ad altri sei comuni, in virtu' della legge regionale n. 80
del 1975, per diventare, da se' soltanto, il comprensorio n. 28.
esclusa ogni indagine circa le ragioni di ordine sociale, politico o
"diplomatico" che han suggerito l' adozione di tale deliberazione, l'
a. ne valuta le conseguenze tenendo conto che il comune di verona non
viene escluso dalla trama generaledella organizzazione
comprensoriale, alla quale invece soggiace, poiche' esso coincide con
l' area comprensoriale n. 28. sorgono cosi' vari problemi uno solo
dei quali presenta una soluzione accettabile: la riduzione numerica
della rappresentanza, che non e' piu' il consiglio comunale, ma uno
specifico consiglio di comprensorio composto da diciannove
rappresentanti dell' unico comune e da sette rappresentanti
provinciali. ma, quanto ai problemi relativi all' urbanistica, all'
approvazione di atti e di progetti predisposti dal comune nella quale
si richiede un interlocutore in posizione di alterita', il rispetto
della legge regionale n. 80, non offre soluzioni. l' a. scopre nei
tentativi gia' compiuti l' indefinita aspirazione ad un nuovo e piu'
razionale livello di amministrazione sostanzialmente comunale,
aspirazione che, negata dalla normativa vigente, affiora di tratto in
tratto con esigenze sempre piu' pressanti.
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