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121037
IDG780400135
78.04.00135 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
lecaldano eugenio
grande divisione, legge di hume e ragionamento in morale
relazione per il convegno del centro di studi metodologici di torino, maggio 1975
Riv. filos., an. 67000 (1976), fasc. 1, pag. 73-100
(Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
f6001
per l' a. la grande divisione e' anzitutto e principalmente una tesi sul linguaggio che afferma l' esistenza di una radicale distinzione di significato tra le proposizioni descrittive (o asserzioni) e le proposizioni direttive (o valutazioni). ma e' la legge di hume, secondo cui non si possono derivare conclusioni direttive da premesse descrittive, una tesi descrittiva o direttiva? l' a., dopo un breve esame delle concezioni di aver (su questioni di fatto e questioni di valore), stevenson (su atteggiamenti e credenze), hare, sostiene che il divisionista non si limiti a descrivere i fatti, ma, incoerentemente con il proprio principio, derivi la norma implicita nella legge di hume dalla constatazione di una distinzione di significato tra descrizioni e direttive. l' a. si propone di mostrare come l' abbandono di una concezione mitica della scienza e di una teoria del linguaggio ormai superata pongano le premesse per un superamento della stessa grande divisione. esso diviene possibile adottando l' approccio performativo al linguaggio di austin: chi dice di sapere qualcosa, come chi giudica moralmente qualcosa non si limita a riportare un' osservazione o un' emozione. l' accostamento al linguaggio inteso come insieme di atti discorsivi mostra le analogie tra giudizi di conoscenza e giudizi morali. l' a. conclude che la forma di ragionamento con cui si giustificano spiegazioni scientifiche o decisioni morali e' strutturalmente unica. su essa occorre indagare assumendo la nuova ipotesi di lavoro che le direttive non possono che essere derivate dalle descrizioni.
Ist. filosofia del diritto - Univ. FI PV ROMA



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