| la nascita della logica deontica e' caratterizzata da un' implicita
accettazione della grande divisione. i sistemi logico-deontici sia
monadici, in cui gli operatori deontici si applicano ad una sola
variabile proposizionale, sia diadici, in cui gli operatori deontici
si applicano ad una coppia di variabili proposizionali, sono
divisionisti, poiche' il loro compito fondamentale e' quello di
stabilire relazioni tra proposizioni deontiche, e non quello di
derivare proposizioni deontiche da proposizioni descrittive non
deontiche. il primo tentativo di superamento della grande divisione
e' di anderson (1956) il quale propone di ridurre la logica deontica
alla logica modale e di derivare i concetti deontici dal concetto di
sanzione. la riduzione proposta da anderson e' stata criticata dai
divisionisti in quanto essa incorre nella fallacia naturalistica,
poiche' i concetti deontici vengono derivati da concetti descrittivi,
e nel paradosso del buon samaritano, per cui aiutando la vittima di
un furto ci si sottopone alla sanzione. dopo un esauriente panorama
sugli autori e sulle teorie della logica deontica, comprendente l'
applicazione dei piu' recenti metodi semantici, l' a. conclude che la
possibilita' di usare il medesimo strumento logico per formalizzare
due teorie opposte, quella divisionista e quella non divisionista,
attesta che la logica non e' in grado di risolvere la disputa sorta
tra divisionisti e non divisionisti, e che, quindi, tale disputa e'
di natura extralogica. attualmente, tra i logici, l' orientamento
generale e' di considerare il superamento della grande divisione come
un' ipotesi di lavoro, piuttosto che una valida alternativa.
| |