| l' a. discute il problema della grande divisione partendo dalla
discussa inferenza di searle, secondo cui dall' enunciato descrittivo
di una promessa si puo' passare all' enunciato prescrittivo dell'
obbligo di mantenere cio' che si e' promesso. l' a. confuta l'
obiezione di hintikka all' inferenza searleana, sostenendo che la
distinzione tra obbligo assoluto o attuale ed obbligo prima facie,
e', in questo caso irrilevante. secondo l' a. "promettere" e' un
verbo di atteggiamento proposizionale ed ha, come tale, la stessa
semantica di "aver l' obbligo di". tale ipotesi non e' una
tautologia, bensi' un' ipotesi empirica che riguarda l' uso di certe
parole e fatti extralinguistici. per l' a., tuttavia, la derivazione
di ought da is non sussisterebbe, perche' gia' nelle premesse e'
contenuto un elemento normativo, rappresentato dal verbo
"promettere". la descrizione di un atto come la promessa comporta
elementi sia intenzionali sia intensionali, il cui correlato
semantico e' la molteplicita' dei mondi possibili. cio' pone il
problema se le intensioni possano trovar posto nelle teorie
scientifiche. l' a. riconosce che l' eliminazione delle intensioni e'
la direzione in cui si muove (e, secondo quine, si dovrebbe muovere)
la scienza moderna, ma sottolinea le difficolta' d' analisi ed i
problemi contro cui ci si scontra, quando si trattino entita' come le
convenzioni sociali ed i fatti istituzionali (vs. fatti bruti).
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