| l' a. puntualizza alcune sostanziali divergenze tra la propria
concezione ed il giusnaturalismo, cui, pure, essa si rapporta. il
discorso dell' a. e' legato al giusnaturalismo solo nel senso che
cerca di giustificarne alcune possibili procedure argomentative,
mentre il suo discorso non e' ne' giusnaturalistico, ne' etico,
bensi' metodologico o metaetico, ed il nesso che collega le premesse
alle conclusioni, benche' dotato di una sua logica cogenza, non e'
quello ordinario della deduzione o dell' induzione, sul quale fa
invece affidamento il giusnaturalista. l' a. precisa, poi, che le sue
leggi transculturali non registrano le opinioni ne' segnalano l'
effettivo consenso della gente su certi valori, ma tendono, piu'
profondamente, a ricostruire gli atteggiamenti che, in modo cosciente
o inconsapevolmente, ineriscono all' attivita' del valutare in quanto
tale. l' a. passa, poi, alla confutazione precisa delle obiezioni
mossegli da stoppino, pattaro, gianformaggio e conte: egli sotiene
che la relazione tra leggi transculturali e tesi etiche e' plausibile
e che la relativa inferenza e' valida; ribadisce che si tratta di una
relazione logica, come del resto da alcuni e' stato riconosciuto,
giacche' non e' basata ne' su scelte morali ne' su verifiche
fattuali; e conclude, quindi, che essa non puo' non incidere sui
rapporti tra is e ought, di cui smentisce l' inderivabilita' logica.
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