| sono considerati tre aspetti del voto di preferenza nelle elezioni
della camera dei deputati del parlamento italiano: 1) l' incidenza;
2) l' impatto sul cambiamento della camera; 3) il rapporto fra l'
ordine nella lista del partito e le preferenze espresse dagli
elettori. solo il 35% delle preferenze disponibili viene espresso,
sebbene piu' del 35% dei votanti dia almeno una preferenza. la
percentuale piu' alta di preferenze e' stata per la dc, nel sud e
nelle isole. il voto di preferenza e' piu' frequente quando i partiti
presentano liste unite, cosi' che il voto di preferenza determina l'
equilibrio nella rappresentanza parlamentare tra i partiti alleati.
sebbene siano espressi relativamente pochi voti di preferenza,
tuttavia essi giocano un ruolo importante nel rinnovo del parlamento.
piu' del 10% dei deputati della sesta legislatura non e' stato
rieletto a seguito del voto di preferenza. mentre l' impatto della
preferenza e' assolutamente chiaro per la dc, anche il controllo del
pci sull' elezione dei suoi candidati e' minore di quanto si
supponga. infine gli aa. esaminano, sempre con particolare
riferimento alla dc, come i partiti strutturino le loro liste in modo
da controllare l' elezione dei loro candidati. sia nella dc che nel
pci, i candidati cui sono assegnati posti privilegiati nella lista
difficilmente non riescono, anche se si sono verificati, nel 1963,
due casi di capitalista democristiani non eletti. nelle liste del pci
in molti casi non vi sono grossi scarti di voti fra i diversi
candidati, a testimonianza dell' abilita' del partito di istruire i
propri sostenitori, chiaramente temperata dalla percentuale, comunque
bassa, di elettori che esprimono preferenze non suggerite.
| |