| Negli ultimi due anni le proposte di revisione istituzionale, afferma
l' A., hanno coinvolto i vertici dei partiti e sono cadute in un
momento di particolare sfaldamento del tessuto sociale e di piu'
acute difficolta' per i partiti stessi. L' A. riassume le principali
proposte di rinnovamento istituzionale avanzate in questo periodo ed
esamina le reazioni che ad esse hanno fatto seguito, per sostenere
che la tematica delle riforme istituzionali si risolve nel problema
stesso della governabilita'. L' A. analizza la "particolare" crisi di
governabilita' del nostro paese nel piu' ampio contesto della "crisi
di razionalita' del capitalismo maturo". Secondo l' A., la mancata
partecipazione al governo di non trascurabili componenti politiche ha
determinato una carenza di strategia di fronte alla domanda sociale.
L' assetto istituzionale, improntato a scrupoloso garantismo, e' poi
andato a scapito dell' efficienza della funzione di governo. Ogni
riforma istituzionale dovrebbe proporsi, a questo punto, il recupero
di efficienza nei processi decisionali senza bisogno di revisione
costituzionale. L' A. indica le modifiche dei regolamenti
parlamentari e una nuova normativa sull' ordinamento della presidenza
del consiglio, prevista dall' art. 95 della Costituzione. Solo
successivamente si potrebbe cautamente esaminare un progetto di
riforma che comporti revisione costituzionale. Con molta cautela,
poi, afferma l' A., vanno considerate quelle proposte di riforma
istituzionale che prevedono la soppressione della seconda camera, e
quelle che prevedono di sottoporre il pubblico ministero a controllo
politico.
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