| L' A. si prefigge di chiarire i termini di "crisi" e di
"governabilita'", di cui attualmente viene fatto largo uso nel
dibattito politico. Precisato il termine-concetto di crisi, chiarisce
quello di "Stato" per stabilire cosa deve intendersi per crisi dello
Stato. Traccia le linee dell' evoluzione dello Stato dal momento in
cui e' presente una netta separazione-contrapposizione fra Stato e
societa' civile, fino a quando, con l' affermarsi del cosiddetto
stato sociale, tale separazione-contrapposizione tende a cadere per
l' intervento crescente dello Stato nel gioco economico sociale e con
l' invasione delle istituzioni statali da parte di gruppi sociali
organizzati o gruppi di interessi corporativi. Di fronte a questa
pressione di interessi, che lo Stato non e' capace di soddisfare
nemmeno come imprenditore, e al moltiplicarsi dei compiti, si
verifica un deficit di razionalita' nel funzionamento dello Stato
ovvero una situazione di crisi. Da questa condizione trae origine il
problema della "governabilita'". Questo problema, quindi, sorge per
l' incapacita' dello Stato del benessere di far fronte a tutte le
richieste che i gruppi sociali avanzano: perche' non puo' finanziare
tutti i costi di queste richieste, e in questo caso si parla di
"crisi fiscale"; infine perche', anche a causa di cio', viene meno il
consenso. L' ingovernabilita', quindi, segna la piu' acuta delle
crisi dello Stato moderno. Conclusivamente l' A. chiarisce il
contenuto dell' ingovernabilita' nel nostro paese con una
affermazione pessimistica sulla capacita' di autocorrezione del
sistema istituzionale, come mezzo per uscire dall' attuale crisi di
governabilita'.
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