| L' A. individua l' ingovernabilita' come impossibilita', o seria
difficolta', da parte del Parlamento e del governo di realizzare un
preciso indirizzo politico, e la separa da altre forme di
inefficienza degli organi costituzionali. Egli non condivide la
proposta di risolvere il problema attraverso riforme costituzionali,
che ritiene difficili, inutili e pericolose, ma sostiene l'
opportunita' di fare ricorso a interventi minori nel campo
parlamentare ed elettorale. L' ambito parlamentare offre tre
soluzioni, alternative o congiunte, da promuoversi attraverso
"convenzioni": la costituzione e l' azione di una "maggioranza
ridotta" e piu' omogenea, ma pur sempre una maggioranza, all' interno
della maggioranza ufficiale; la costituzione e l' azione di una
"maggioranza nella maggioranza", su cui convogliare alcune decisioni
attraverso il consolidamento dei gruppi parlamentari; infine, il
ricorso ad una "maggioranza integrata", composta di volta in volta in
parte della maggioranza ufficiale, in parte dalle minoranze. Ogni
volta che il governo fosse incapace di prendere alcune decisioni,
queste potrebbero essere trasferite al Parlamento, che deciderebbe, a
seconda delle circostanze, a maggioranza ristretta o a maggioranza
integrata, in modo da evitare una crisi di governo e limitarne l'
inattivita'. L' ambito elettorale, in aggiunta a quello parlamentare,
dovrebbe tendere alla realizzazione di piu' forti legami fra le forze
politiche. Avendo respinto le soluzioni della maggioranza e dei
gruppi selettivi, l' A. propende verso piccole modifiche da apportare
al sistema elettorale proporzionale, destinate a promuovere
connessioni fra le liste, dando all' elettorato stesso la
possibilita' di sostenerne i vari legami.
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