| L' A. affronta il tema del "salvataggio" delle imprese, attraverso l'
analisi degli strumenti legislativi predisposti dal Parlamento in
questi ultimi anni. Esaminata preliminarmente la strutttura
finanziaria delle imprese, che si caratterizza per un' eccessiva
dipendenza dal credito bancario, l' A. prende in considerazione la
legge di risanamento finanziario 7 dicembre 1978, n. 787 e lo
strumento di intermediazione delle societa' consortili, da esso
previsto, come nuovo soggetto economico nel rapporto banca-impresa.
L' A. esamina criticamente tale norma in relazione alla legge 30
aprile 1979, n. 95 sull' amministrazione straordinaria delle grandi
imprese in crisi, introduttiva di una procedura che dovrebbe
perseguire due obiettivi reputati co-essenziali: la tutela degli
interessi dei creditori e la salvaguardia dell' occupazione dei
lavoratori da conseguire attraverso il programma di risanamento.
Altro strumento di salvataggio che l' A. prende in esame e' la GEPI,
una finanziaria pubblica introdotta con legge nel 1971, che ha
finito, pero', per diventare uno strumento di "salvataggio" per il
Mezzogiorno e le altre aree insufficientemente sviluppate, con
snaturamento, quindi, delle sue finalita' originarie. L' A. conclude
affermando che il risanamento di grandi gruppi in crisi non e'
possibile senza l' intervento di una finanziaria pubblica, ma,
soprattutto, occorre dotare il nostro apparato produttivo di una
reale linea di politica economica e di strategia industriale.
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