| L' A., pur ammettendo l' esistenza del problema del pubblico
ministero, in Italia, ritiene che le proposte di riforma tendenti a
sottoporre la magistratura requirente al controllo del "potere
politico", del governo o del Parlamento, sottendono la volonta' della
classe di governo, consapevole di aver perduto la capacita' di essere
guida politica e morale, di instaurare il "dominio" sulla
magistratura per evitare che sia consentita l' apertura di processi
penali riguardanti i potenti e il potere. L' A. sottopone a forte
critica, in particolare, la proposta del segretario del partito
socialista italiano, Bettino Craxi, in materia, e sostiene che la
sottoposizione al controllo del potere politico del pubblico
ministero equivarrebbe, in concreto, ad una subordinazione di questo
al governo od alla maggioranza con grave conseguente pregiudizio del
principio di uguaglianza e dello Stato di diritto. Per ovviare a
certe distorsioni dell' esercizio dell' azione penale e dell'
attivita' giudiziaria, l' A. suggerisce il rimedio della eliminazione
dei centri di potere interni alla magistratura attraverso due
essenziali strumenti di riforma: la temporaneita' degli uffici
direttivi; l' assegnazione degli affari giudiziari, nei singoli
uffici, secondo criteri oggettivi predeterminati. Altro fenomeno
negativo, nell' esercizio dell' azione penale, preso in
considerazione dall' A., e' quello della disparita' di comportamenti
e della causalita' requirente cui si potrebbe ovviare, almeno in
parte, mediante il controllo da parte di un organo collegiale quale
potrebbe essere il Tribunale della liberta'.
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