| 140773 | |
| IDG810900583 | |
| 81.09.00583 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
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| Gaito Alfredo
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| In tema di giudizio direttissimo obbligatorio
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| nota a Cass. sez. I pen. 31 gennaio 1978
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| Cass. pen., an. 19 (1979), fasc. 1-2, pag. 131-136
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| (Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
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| D6250; D6253
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| L' A. critica l' indirizzo giurisprudenziale secondo il quale, dalla
interpretazione dell' art. 2 l. 497/1974 si ricava la necessita' di
adottare, per i reati in esso previsti, il rito direttissimo al di
fuori di tutte le condizioni previste dal codice di procedura penale,
eccettuata quella della non necessita' di speciali indagini. Infatti
il citato art. 2, prevedendo una deroga alla disciplina del giudizio
direttissimo, fa esplicito richiamo unicamente "a quanto previsto dal
comma 1 dell' art. 502 c.p.p.". Conseguentemente l' obbligatorieta'
all' adozione del rito speciale si riduce alla sola ipotesi di
arresto in flagranza. L' A. critica infine la conclusione raggiunta
dalla sentenza annotata che, pur ammettendo che il reato tentato e'
figura criminosa autonoma, ha ritenuto obbligatorio il rito
direttissimo anche nel caso della ipotesi tentata dei reati indicati
nell' art. 2 l. 497/1974.
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| art. 502 c.p.p.
art. 2 l. 14 ottobre 1974, n. 497
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