| L' A. rileva che sotto la spinta del referendum il Parlamento ha
approvato una legge di "modifiche all' ordinamento giudiziario di
pace" (l. 7 maggio 1981 n. 180), che ha consentito di evitare il
referendum, ma che ha affrontato la riforma della giustizia militare,
attraverso il sistema dello stralcio, con una legge disorganica,
priva di efficaci norme transitorie e in piu' punti in contrasto con
la Costituzione. Osserva come in realta' piu' che di riforma si
trattava di adeguare l' ordinamento giudiziario militare alla
Costituzione in attuazione degli artt. III e IV disp. trans. della
Costituzione stessa. Traccia quindi a grandi linee il lungo iter
parlamentare per affrontare il problema dell' adeguamento del sistema
penale allo spirito della Costituzione, soffermandosi in particolare
ad esaminare le diverse proposte di legge presentate dai partiti, ed
il disegno di legge governativo che ha portato alla recente l. n.
180/1981, per verificare quanto e' stato approvato con la legge che
ha evitato il referendum e quanto, invece, non sia stato ancora
realizzato. L' A. pone in particolare evidenza la funzione
indubbiamente antireferendum della suddetta legge, per cui il
Parlamento, costretto a varare una riforma frettolosa, si e' trovato
costretto a subire l' azione di gruppi meno interessati ad evitare il
referendum, che riuscivano a far passare norme che, altrimenti, non
sarebbero mai passate. Pertanto, rileva infine l' A., interessi
particolari hanno prevalso su quelli generali impedendo la formazione
di modifiche all' ordinamento giudiziario militare sicuramente
conformi al dettato costituzionale.
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