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| IDG820900024 | |
| 82.09.00024 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
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| Fiandaca Giovanni
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| Frode valutaria e truffa a danno dello Stato
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| nota a Cass. sez. V pen. 7 luglio 1980
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| Foro it., vol. 104, an. 106 (1981), fasc. 9, pt. 2, pag. 428-431
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| (Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
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| D51910; D5374
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| La Corte Suprema sostiene, nell' annotata sentenza, che nelle ipotesi
di frode valutaria (nella specie, costituzione all' estero di
disponibilita' valutaria attuata a mezzo di finta importazione) il
danno prodotto non e' quello patrimoniale richiesto per la truffa.
Tuttavia l' A. osserva che, cosi' asserendosi, si dimentica che la
figura delittuosa della truffa e', nel presente momento storico, l'
unica cui possa farsi ricorso per sottoporre a pena gravi
manomissioni e sperperi del danaro pubblico impiegato come strumento
di intervento in campo economico. Lo stesso A., a parte riconoscere
che la proposta reinterpretazione della truffa presta il fianco a
possibili riserve, ripiega poi sull' orientamento negativo espresso
dalla Cassazione, in quanto ricorrere alla fattispecie incriminatrice
dell' art. 640 c.p. significherebbe voler aggirare, invero alquanto
arbitrariamente, la strada della depenalizzazione adottata dal
legislatore precedente, avendo questi degradato l' illecito valutario
ad illecito amministrativo.
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| art. 640 c.p.
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