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| IDG830601005 | |
| 83.06.01005 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
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| Franceschelli Remo
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| Quia sum leo
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| nota a C. Cost. 21 luglio 1981, n. 148
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| Riv. dir. ind., an. 30 (1981), fasc. 3, pt. 2, pag. 249-256
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| D18322; D18323
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| L' A. commenta la sentenza della Corte Costituzionale 21 luglio 1981
n. 148, che ha ritenuto non costituzionalmente illegittime le norme
che attribuiscono allo Stato la riserva delle trasmissioni televisive
e radiofoniche via etere su scala nazionale, e la critica. Osserva,
infatti che il giustificare il monopolio dello Stato nel campo della
televisione e della radio con l' affermazione che il settore in cui
opera e' "un settore delicato della vita sociale" vuol dire che lo
Stato puo' monopolizzare tutto, dato che tutto puo' costituire un
settore delicato della vita sociale; il che secondo l' A. giustifica
il titolo apposto alla nota. Critica anche la sentenza perche' questa
condanna ogni tipo di connessione sia tecnica che contrattuale che
possa intervenire tra le varie emittenti a raggio locale e si
domanda: se una trasmittente locale di una grande citta' fa' buoni
programmi perche', non puo' cederli ad una trasmittente di una citta'
piu' piccola e consentire anche ai telespettatori di questa citta' di
poter fruire degli stessi programmi?. Il dettato costituzionale di
cui all' art. 21 e', a giudizio dell' A. meglio garantito dalla
possibilita' che anche i privati possano fare sentire la loro voce
attraverso la televisione o la radio. L' esercizio di questi diritti
alla trasmissione dei programmi e messaggi televisivi deve rispettare
le regole del diritto comune che e' sufficente per la soluzione dei
problemi senza ricorrere alla "violenza" del monopolio pubblico.
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| Ist. per la documentazione giuridica - Firenze
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