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145222
IDG830400199
83.04.00199 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
Menghi Carlo
Soggettivita', diritto, imputabilita': l' anomia nella prospettiva dell' antropoanalisi giuridica
Riv. intern. filos. dir., s. 4, an. 59 (1982), fasc. 4 ( dicembre), pag. 529-576
(Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
F320
Ogni forma di esperienza personale extragiuridica, agiuridica, o antigiuridica, si basa su una volonta' o su una necessita' del soggetto di oltregiuridicizzarsi, cioe' sulla pretesa del singolo di autofondarsi come soggetto assoluto, oltre-relazionale. Si deve distinguere l' anomia psichica e l' anomia sociale, la colpevolezza non imputabile (alienazione psichica), e la colpevolezza imputabile (criminale). Poiche' sempre l' individuo precede e fonda le sue istituzionalizzazioni e la qualita' della loro autorita', ogni dottrina politico-giuridica e' sin dal principio e per struttura un' antropoanalisi e mai, al contrario, originariamente, una dottrina dello Stato: cio' infatti equivarrebbe a sostituire la realta' con un concetto astratto e ad anticipare un prodotto al proprio produttore. La funzione antropoanalitica del diritto emerge di fronte al delitto psicotico, di fronte al delitto nevrotico (nevrosi storica e individuale), e di fronte alla criminalita'. Oggetto principale della antropoanalisi giuridica e' l' individuazione dei confini tra alienazione psichica e criminalita'. Tali confini sono estremamente ambigui anche se rilevanti al livello di origine, di finalita' e di esito: a) l' origine tra malattia e criminalita' e' la stessa e consiste nell' inversione della riflessione personale da comprensione ontologico-sintetica di soggetto-oggetto-relazione (io-mondo-relazione normativa) in semplice reazione del lato soggettivo; b) la finalita' e' diversa: mentre il criminale vuole soggettivizzarsi oggettivando l' altro nel furto, nell' uccisione, ecc., l' alienato mentale e' costretto a soggettivizzarsi innanzitutto attraverso l' auto-oggettivazione, nel nulla della malattia per difendersi dagli altri; c) l' esito tuttavia, e' il medesimo: entrambi si auto-oggettivano, loro malgrado, come mondo irrelato solo oggetto di se stessi, mostrando come il mito dell' oltre-soggettivita' e' un' iperpretesa di diritto fantastica che non possiede mai realmente il mondo e che si depaupera sino a perdersi.
Centro diretto da G. Taddei Elmi - IDG Firenze



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