| Ogni forma di esperienza personale extragiuridica, agiuridica, o
antigiuridica, si basa su una volonta' o su una necessita' del
soggetto di oltregiuridicizzarsi, cioe' sulla pretesa del singolo di
autofondarsi come soggetto assoluto, oltre-relazionale. Si deve
distinguere l' anomia psichica e l' anomia sociale, la colpevolezza
non imputabile (alienazione psichica), e la colpevolezza imputabile
(criminale). Poiche' sempre l' individuo precede e fonda le sue
istituzionalizzazioni e la qualita' della loro autorita', ogni
dottrina politico-giuridica e' sin dal principio e per struttura un'
antropoanalisi e mai, al contrario, originariamente, una dottrina
dello Stato: cio' infatti equivarrebbe a sostituire la realta' con un
concetto astratto e ad anticipare un prodotto al proprio produttore.
La funzione antropoanalitica del diritto emerge di fronte al delitto
psicotico, di fronte al delitto nevrotico (nevrosi storica e
individuale), e di fronte alla criminalita'. Oggetto principale della
antropoanalisi giuridica e' l' individuazione dei confini tra
alienazione psichica e criminalita'. Tali confini sono estremamente
ambigui anche se rilevanti al livello di origine, di finalita' e di
esito: a) l' origine tra malattia e criminalita' e' la stessa e
consiste nell' inversione della riflessione personale da comprensione
ontologico-sintetica di soggetto-oggetto-relazione
(io-mondo-relazione normativa) in semplice reazione del lato
soggettivo; b) la finalita' e' diversa: mentre il criminale vuole
soggettivizzarsi oggettivando l' altro nel furto, nell' uccisione,
ecc., l' alienato mentale e' costretto a soggettivizzarsi
innanzitutto attraverso l' auto-oggettivazione, nel nulla della
malattia per difendersi dagli altri; c) l' esito tuttavia, e' il
medesimo: entrambi si auto-oggettivano, loro malgrado, come mondo
irrelato solo oggetto di se stessi, mostrando come il mito dell'
oltre-soggettivita' e' un' iperpretesa di diritto fantastica che non
possiede mai realmente il mondo e che si depaupera sino a perdersi.
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