| L' A. si pone lo scopo di delineare, nelle sue linee essenziali, gli
strumenti di controllo dell' attivita' valutaria e di determinazione
delle relative scelte politiche. Le leggi che regolano la disciplina
valutaria sono delle vere e proprie leggi cornice volte a determinare
i principi generali dell' ordinamento valutario e la ripartizione di
massima delle competenze tra gli organi valutari, dalle cui
disposizioni attuative dipende il funzionamento del sistema. Il
concetto di residenza ai fini valutari, il monopolio pubblico dei
cambi e delle valute, il sistema dei divieti e delle autorizzazioni
generali e speciali, rispondono alla medesima ratio: consentire il
controllo di ogni trasferimento di ricchezza (sotto ogni forma si
manifesti) dal nostro Paese ad un altro. Accanto ad un sistema di
ripartizione di competenze alquanto fluido tra i ministeri
interessati (in primo luogo quelli del Commercio con l'estero e del
Tesoro), e' realizzato un sistema di "controlli diffusi" della
regolarita' valutaria delle operazioni commerciali e finanziarie tra
residenti e non-residenti, tramite in primo luogo l' Ufficio italiano
dei cambi, la Banca d' Italia e le banche agenti. L' A. nota un
dualismo: da un lato la necessita' di conferire ampi poteri operativi
all' UIC, alla Banca d' Italia ed alle banche agenti, dall' altro l'
imperativo di coordinare la politica valutaria almeno a livello di
piu' ministeri. La tendenza al passaggio del potere decisionale dal
livello politico a quello tecnico-operativo sottolinea la
difficolta', nonostante l' istituzione del CIPES, di ricondurre le
scelte di politica valutaria al Governo nella sua collegialita' e di
consentire al Parlamento lo svolgimento efficace delle proprie
funzioni d' indirizzo, impulso e controllo.
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