| Come questo numero di "Critica marxista" documenta, in ogni parte
dell' Europa occidentale la sinistra viene ripensando la propria
politica. La crisi, infatti, ci pone di fronte ad un dilemma: o si
pratica una politica restauratrice (e cio' di forte pressione sulla
classe operaia e sui soggetti piu' deboli), oppure bisogna trovare
nuove forme di intesa e di consenso, la qual cosa puo' avvenire
soltanto in una prospettiva di cambiamento. Per affrontare tale
dilemma in termini realistici, e' necessario partire da una verifica:
la crisi e' crisi dello Stato sociale, poiche' esso stesso contiene
una contraddizione in quanto e' fondato con criteri di intervento a
sostegno di valori, quelli dell' iniziativa privata, che da sola
sembra incapace di far funzionare la societa'. In questo modo lo
Stato sociale postula il bisogno di nuovi valori. Esso rompe il
"modello culturale" capitalistico. Percio' nel momento in cui i
meccanismi economici dello Stato sociale si inceppano, rimangono in
vita non soltanto i bisogni materiali, cioe' la necessita' di un
aumento del pubblico intervento nell' economia, ma anche le
trasformazioni avvenute nei modi di pensare e nel "senso comune".
Percio' la fuoriuscita a sinistra dalla crisi non e' un puro atto di
volonta', ma unifica la forza cogente delle premesse di valore nuove
che sono venute maturando e senza le quali non e' ormai pensabile
nessuna forma di assetto sociale e statale accettabile.
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