| Lo studio comincia dalle ricerche portate avanti da Albert Venn Dicey
sull' attivita' dell' organismo costituzionale per ricostruire il
processo intellettuale attraverso il quale lo studioso dei Oxford e'
arrivato al chiarimento, da una parte, del concetto di convenzioni
costituzionali e, dall' altra, alla concreta individuazione delle
singole convenzioni. Questa analisi rende possibile l' accostamento
della teoria di Dicey alle piu' recenti dottrine sociologiche e
politologiche che fanno uso, benche' a un basso livello di
generalizzazione, della dottrina weberiana dei tipi ideali. Allo
stesso tempo le convenzioni riassumono in termini idealizzati i
comportamenti degli operatori costituzionali che si pongono all'
interno di aree costituzionali non direttamente disciplinate, e
giustificano la loro inserzione nel sistema facendo riferimento ai
principi di quest' ultima. Cosi' formulata la spiegazione della
teoria di Dicey non solo permette ai giuristi di fare di essa un uso
piu' consapevole e attento, ma ripropone anche il vecchio problema
della normativita' delle convenzioni. I comportamenti, di cui esse
sono concettualizzazioni, non sono di per se' normativi, ne' sono
normative le convenzioni. Vincolano, per cosi' dire, l' interprete, e
anche l' operatore costituzionale, finche' egli ritiene di essere
capace di aderire alle ipotesi ricostruttive della realta' che le
sostengono. Chiaramente, rispetto ai tempi di Dicey, i cambiamenti
sociali e politici sono molto piu' rapidi e la loro rapidita'
compromette la "tenuta" delle ipotesi di lavoro sulle quali si basa
l' individuazione delle convenzioni. Non e' un caso che oggi anche la
tradizionale dottrina e' portata a dubitare della normativita' delle
convenzioni. Dopo aver fatto alcuni cenni alle dottrine italiane a
questo riguardo, l' A. conclude rilevando la necessita' di collegare
gli studi sulle convenzioni con le ricerche che si stanno sviluppando
riguardo ai principi del diritto.
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