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145522
IDG831000250
83.10.00250 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
Godino Andrea
Fallimento ed esecuzione esattoriale
nota a Cass. sez. I 14 marzo 1980, n. 1716
Dir. prat. trib., vol. 53, (1982), fasc. 4, pt. 2, pag. 804-808
(Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
D2182; D3136
La nota, prendendo spunto dalla citata sentenza, la quale ribadisce principi ormai generalmente acquisiti (quali le necessita', per l' esattore che agisce mediante esecuzione privilegiata sui beni compresi nel fallimento, di insinuare al passivo il credito di imposta qualora voglia conservare il risultato della esecuzione stessa, nonche' l' obbligo del medesimo soggetto di restituire alla massa fallimentare quanto del ricavato dell' esecuzione stessa ecceda la quota che in sede di riparto risulta spettargli) tratta dei rapporti intercorrenti tra esecuzione concorsuale ed esecuzione esattoriale. Viene esaminata criticamente l' anomalia costituita dal possibile concorso delle due procedure espropriative, fonte di ricorrenti problemi ed incertezze, e si pone in luce come non vi siano apprezzabili ragioni che giustifichino tale concomitanza risolventesi in una vera e propria diseconomia processuale, oltreche' in un "privilegio" accordato al creditore - fisco, privilegio peraltro privo di pratica utilita', stante il molteplice ordine di fattori cui e' subordinata la fruttuosita' dell' esecuzione esattoriale in costanza del fallimento. Si conclude rilevando come, verosimilmente, nel caso di specie si sia in presenza di un relitto storico, di un arcaismo legislativo che la recente riforma tributaria ha mancato di adeguare alle esigenze di una corretta e spedita amministrazione della giustizia.
Ist. dir. tributario - Univ. GE



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