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| IDG821200630 | |
| 82.12.00630 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
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| Scopa Asterino
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| La "prorogatio" prevista dall' art. 283 del T.U. 1915, n. 148
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| Nuova rass. legisl. dottr. giur., an. 56 (1982), fasc. 1 (1
novembre), pag. 75-80
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| (Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
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| D14211; D14212
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| L' A. espone il suo pensiero sulla "vexata quaestio" dell' esercizio
delle funzioni di Sindaco dopo la presa d' atto delle sue dimissioni
da parte del Consiglio Comunale. Richiamate le disposizioni normative
che regolano l' istituto della "prorogatio" previsto in generale
dall' art. 283 del testo unico 1915, n. 148 e, specificatamente per
il Sindaco e la Giunta municipale dall' art. 8 del testo unico n. 570
del 1970, l' A. ricorda come sulla applicazione della prorogatio
dell' ufficio del Sindaco e della Giunta si siano occupati giuristi e
studiosi e si sia formata una ricca giurisprudenza, richiamando
quindi le piu' significative opinioni in materia. Conclude osservando
che l' istituto della prorogatio e' si un istituto di carattere
generale, ma con esclusione dei casi di dimissione; e cioe' principio
generale del nostro diritto pubblico che gli organi collegiali ed i
funzionari onorari continuino ad esercitare le loro funzioni finche'
non sia insediato il nuovo organo o non abbia preso possesso dell'
ufficio il nuovo funzionario, ma sempreche' cessino dalla carica per
scadenza del termine.
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| art. 283 r.d. 4 febbraio 1915, n. 148
art. 8 d.p.r. 16 maggio 1960, n. 570
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