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| IDG821200846 | |
| 82.12.00846 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
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| S. E.
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| Quello che l' art. 40 non diceva (l. 30 marzo 1981, n. 119)
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| Amm. it., an. 37 (1982), fasc. 2, pag. 41-46
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| (Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
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| D189; D1890; D1897; D1898
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| L' art. 40 della l. 30 marzo 1981 n. 119 ed il relativo decreto
ministeriale d' attuazione dell' 11 aprile 1981 (che hanno disposto
che qualsiasi somma proveniente dal bilancio dello Stato destinata
alle Provincie ed ai Comuni con popolazione superiore agli 8000
abitanti e con bilancio di entrata superiore ad un miliardo di lire,
debba afluire ad apposita contabilita' speciale fruttifera del
tesoro) non ha mancato di creare numerose questioni e non facili
problemi interpretativi. L' A. evidenzia i fatti da cui, a suo
giudizio, discendono i problemi piu' rilevanti, (come il voler
risanare il deficit finanziario dello Stato col fare affluire alla
contabilita' speciale tutti gli importi, anche quelli di minima
entita', e come l' aver ridotto dal 12% al 6% la quota di cui ciascun
ente puo' disporre presso le aziende di credito, a fronte delle
rispettive entrate finali) e sostiene in termini dubitativi l'
efficacia delle norme in parola, cosi' come sono state concepite. A
riprova di quanto sostenuto riporta brani di tre circolari del
Ministero del Tesoro (n. 88438 dell' 11 aprile 1981, e n. 94525 del
12 settembre 1981) che a giudizio dell' autore comprimono e snaturano
la norma in parola.
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| d.p.r. 19 giugno 1979, n. 421
d.l. 22 dicembre 1981, n. 786
l. 7 luglio 1980, n. 299
art. 40 l. 30 marzo 1981, n. 119
d.l. 28 febbraio 1981, n. 38
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