| L' A. affronta, in questo lavoro, il problema della rilevanza
economica e fiscale dei rischi di cambio (intesi in senso piu' ampio
rispetto all' accezione valutaria) inerenti all' effettuazione di
negoziazioni in cambi e di operazioni creditizie in valuta. Lo scopo
del lavoro e' di ricercare se ed in quale misura i rischi medesimi
siano concretamente valutabili in sede di determinazione del reddito
imponibile dei soggetti che gestiscono istituzionalmente operazioni
in valuta, e cioe' le aziende di credito che rivestono la qualifica
di "banche abilitate". Muovendo dalla premessa dell' assimilazione
delle valute ai titoli di credito, l' A. sostiene che, relativamente
agli enti creditizi, le valute costituiscono, sotto il profilo
fiscale, beni oggetto dell' attivita' d' impresa, e pertanto devono
essere riguardate come "merce" da scambiare e non come investimento
del patrimonio. Conseguentemente, la valutazione dei rischi di cambio
relativi all' attivita' di negoziazione deve assumere rilevanza
economica e fiscale nel processo di valutazione delle rimanense
finali di valuta, sotto forma di valutazione o rivalutazione delle
stesse, classificate in categorie omogenee. Relativamente, invece,
alla tipica gestione creditizia in valuta, l' A. sostiene che la
valutazione dei rischi di cambio inerenti alla stessa deve passare
attraverso la valutazione delle poste attive e passive che
rappresentano in bilancio le operazioni di credito e deve esprimersi
in un accantonamento di utili in apposito fondo. A questo riguardo l'
A. illustra le contrastanti posizioni assunte dall' amministrazione
finanziaria, dalla dottrina e dalla giurisprudenza, ed auspica che la
dibattuta questione possa trovare, sul piano fiscale, una soluzione
che anticipi le modifiche che saranno imposte, nel nostro
ordinamento, dalle determinazioni comunitarie in materia di conti
annuali delle banche.
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