| Proseguendo in una ricerca gia' avviata sul juge de l' application
des peines (J.A.P.) (la prima parte di questo studio e' pubblicata
nella Riv. it. dir. proc. pen. 1980, fasc. 3, pp. 689-712), l' A.
esamina due importanti riforme del settore esecutivo succedutesi in
Francia nel corso del 1972. Individuate le premesse degli interventi
riformatori, da un lato, in un clima politico-legislativo favorevole
alla rivalutazione delle garanzie individuali del cittadino e, dall'
altro, nelle clamorose rivolte che agitano le carceri francesi all'
inizio degli anni '70, l' A. illustra la portata dei due
provvedimenti. Incominciando dalle modifiche alla disciplina
"regolamentare" dell' esecuzione, attuate con decreto 12 settembre
1972, si sofferma sul mancato coinvolgimento del J.A.P. nel settore
disciplinare, sull' ampia discrezionalita' attribuitagli in materia
di permessi e sulla creazione di un nuovo organismo (Commission de l'
application des peines) destinato, in teoria, a raccordare la sua
azione con quella delle altre componenti penitenziarie, passa,
quindi, ad esaminare la loi 29 dicembre 1972 che riforma, in piu'
punti, il libro V del Code de procedure penale, sottolineando, in
particolare, le nuove competenze del J.A.P. in materia di liberazione
condizionale e "reduction de peine". In sede di bilancio, l' A.
ricollega alle riforme del 1972 una decisa valorizzazione del ruolo
del J.A.P.; tuttavia, segnala la divaricazione riscontrabile tra gli
strumenti messi a disposizione del J.A.P. e i persistenti nodi
irrisolti come quelli relativi all' insoddisfacente assetto
statutario e all' ambiguita' del suo ruolo di giudice-amministratore
avallata dal Conseil d' Etat, individuando in tale divaricazione una
possibile chiave di lettura delle successive vicende legislative del
J.A.P. medesimo.
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