| Svolto un breve excursus storico circa la nascita dell'
organizzazione pubblica, quale componente dello Stato, verificatasi
in un contesto sociale di tipo liberale, e rilevato come con l'
evoluzione della dinamica sociale si siano maturate nuove esigenze,
comuni ai consociati, l' A. osserva che, crescendo i bisogni della
collettivita', sono sempre piu' aumentati i compiti della pubblica
Amministrazione, che, per meglio assolvere i propri fini, ha assunto
struttura pluralistica, per cui, in virtu' del fenomeno della
entificazione, sono sorti numerosi Enti pubblici. Osserva come lo
Stato "sociale" riconosca la superiorita' "naturale" degli Enti
pubblici e, di conseguenza, attribuisca alla pubblica Amministrazione
una posizione sovraordinata (cosidetta supremazia generale), da cui
scaturisce la peculiare efficacia autoritativa degli atti pubblici.
Premesse quindi alcune considerazioni circa la natura e funzione
della correttezza pubblica, ne ricerca il fondamento e le modalita'
di attuazione, rilevando che l' assolvimento esauriente dei compiti e
la tutela effettiva dei terzi interessati all' attivita' pubblica si
perseguono attraverso l' applicazione del "principio di correttezza",
principio questo che non e' espressamente sancito (come per il
diritto comune nell' art. 1175 c.c.) dalle norme pubbliche, pero' si
ricava virtualmente dal complesso delle norme dell' ordinamento
giuridico. Secondo questo principio gli organi pubblici, nello
svolgimento delle attivita' istituzionali, debbono scegliere gli atti
idonei attraverso una analisi preventiva degli effetti, cioe'
guardando il contesto socio-giuridico a cui l' atto e' destinato,
debbono valutare le possibili connessioni ed implicazioni per
accertare se il risultato sia quello effettivamente prestabilito
dalla legge, debbono inoltre acclarare se l' atto possa risultare
lesivo degli interessi privati.
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