| La convinzione della sintonia fra le ragioni della scienza e quelle
della fede appartiene alla tradizione ecclesiale. "Forse mai - ha
detto il concilio nel messaggio agli uomini di scienza - e' apparsa
cosi' bene come oggi la possibilita' di un accordo profondo tra la
vera scienza e la vera fede, entrambe a servizio dell' unica
verita'". E tuttavia la tensione e, talvolta, l' incomprensione ha
segnato i due versanti. La situazione attuale e' quella di una
reciproca indifferenza: la teologia tace e la scienza ritiene il
linguaggio teologico privo di senso. Ma alcuni segni annunciano un
possibile mutamento: alcuni dibattiti nella comunita' scientifica
(evoluzionismo, nuova gnosi...), l' attenzione rinnovata di alcuni
ambienti ecclesiastici (iniziative del cardile Koenig o l' attivita'
della pontificia Accademia delle scienze), il risveglio del "caso
Galileo", ecc.. In particolare e' la scienza stessa che rifiuta la
pretesa di avere delle parole conclusive e definitive da dire. E'
rimessa in questione l' idea di uno sviluppo scientifico organico,
per successive acquisizioni, da alcune verita' elementari fino ai
sistemi piu' complessi. Dopo la stagione del neo-positivismo del
circolo di Vienna di Wittgenstein e di Russell, il dibattito sulla
teoria della scienza (epistemologia) (Popper, Lakatos, Feyerabend)
apre spazi nuovi al confronto scienza-fede.
| |