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157904
IDG850910006
85.09.10006 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
Ferrajoli Luigi
L' imputato come nemico: un topos della giurisdizione dell' emergenza
Delitti e pene, an. 1 (1983), fasc. 3, pag. 581-593
D542; D0402; F4251; D6031
L' A. analizza la sentenza di primo grado emessa il 22 novembre 1982 e depositata il 2 maggio 1983 in uno dei piu' simbolici processi durante la c.d. emergenza politica (processo romano contro le "Unita' Comuniste Combattenti"), esaminando sia la violazione della legge, sia gli aspetti persecutori ed inquisitori della stessa sentenza, che hanno reso possibile una pena draconiana: - il raddoppio delle imputazioni per reato associativo (banda armata e associazione sovversiva), che sono punite separatamente sebbene designino i medesimi fatti; - il prolungamento del periodo di carcerazione per reati associativi oltre il termine indicato nell' accusa; - la qualificazione della maggior parte degli accusati come organizzatori, invece che semplici membri di gruppi armati, secondo la definizione arbitrariamente restrittiva di semplice membro; - l' applicazione indiscriminata delle norme sul concorso morale con le quali la maggior parte degli accusati vengono puniti per responsabilita' oggettiva, se non e' sufficientemente provata la loro responsabilita' personale, perfino per crimini specifici commessi da altri; - la disapplicazione della legge sui pentiti, sulla base di una interpretazione contraria alla legge. Cosi', Andrea Leoni, considerato come capo di una banda, anche se non ci sono prove sufficienti, e ritenuto responsabile della maggior parte dei crimini commessi dalla banda, e' stato condannato a 30 anni di prigione. Infine l' A. sottolinea il linciaggio sprezzante e aggressivo usato nei processi contro questi imputati: traspare la concezione degli imputati come pregiudizialmente nemici, cosa che si sta estendendo in modo veramente inquietante nei tribunali italiani, quando ci si occupa di crimini terroristici.
Centro diretto da M. Fameli - IDG Firenze



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