| Un paradosso fra la legge e la giurisdizione: se il decreto di
ammissione ad amministrazione controllata viene annullato dalla
Cassazione, il debitore, in sede di rinvio, dovra' reiterare l'
istanza ed otterra' un nuovo periodo di moratoria. Avviene cosi' che
il creditore che ha impugnato il primo decreto diventa l'
inconsapevole benefattore del suo avversario. Questi argomenti ed
altre indicazioni sul contenzioso che alcuni creditori sviluppano
contro l' amministrazione controllata sono trattati dall' A.. Egli
rileva che le spinte sociali hanni dato piu' incisivita' all'
impresa, lasciando nell' ombra la figura dell' imprenditore-debitore,
tanto che oggi la sopravvivenza dell' azienda e' riguardata piu' per
i risvolti politici, addirittura cittadini, dell' occupazione operaia
e della produzione che non per il pagamento dei debiti. Anche le
regole della procedura sono state aperte al "nuovo corso", tanto che
ormai, in camera di consiglio, il Tribunale ammette i sindacati, gli
operatori del settore, i pubblici amministratori, ognuno - per dirla
in breve - che abbia qualcosa da proporre per il bene della
collettivita'. L' A. conclude che questo tipo di "Tribunale del
popolo" non e' da respingersi in toto: bisogna pero' che la societa'
civile prenda coscienza, a tutti i livelli, di questa trasformazione.
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