| La definizione di "pericolosita' sociale", dedotta dall' art. 203
c.p., deve essere interpretata alla luce di due considerazioni: una
di carattere "storico", l' altra di carattere "comparativo". In base
alla prima, risulta che il concetto di pericolosita' fu inizialmente
formulato con finalita' innovatrici ed altamente positive (Enrico
Ferri), mentre in seguito se ne fece un uso pratico che condusse a
risultati chiaramente repressivi, al punto che, nell' ambito del
movimento di Difesa Sociale (Gramatica, Ancel), se ne auspico'
addirittura l' abolizione. Secondo l' altra prospettiva, di tipo
comparativo, il concetto di pericolosita' rivela aspetti di notevole
relativita'. D' altronde la valutazione della "pericolosita'", dal
punto di vista clinico-psicologico e medico-legale, corrisponde ad
una esigenza di accertamento diagnostico-prognostico sulla
personalita', che conserva a tutt' oggi il suo significato ed il suo
valore ai fini della prevenzione e del trattamento. Le ricerche
svolte in questo campo, in Italia ed all' estero, hanno fornito
elementi che non consentono di mettere in crisi la validita' dei
suddetti accertamenti. Risulta anzi che la ricerca psicodiagnostica e
la stessa diagnosi psicologica, realizzata mediante colloqui e tests
mentali, devono integrarsi, per consentire un giudizio prognostico
adeguato, in una piu' ampia diagnostica criminologica e medico-legale
di significato interdisciplinare. Tutto cio' deve essere tenuto
presente, rispetto alla normativa vigente, nel formulare pareri
valutativi in tema di "pericolosita'", al momento della perizia
psichiatrica ed anche successivamente, quando sia richiesto un
giudizio di "revisione" o meglio di "verifica" della eventuale
"persistenza" della pericolosita' sociale (sentenza della Corte
Costituzionale n. 138 dell' 8 luglio 1982). Nella prospettiva delle
riforme future, e' auspicabile che in avvenire i sistemi di giustizia
penale, abolito il riferimento al concetto di pericolosita',
accolgano invece il principio della valutazione
diagnostico-prognostica della personalita' del delinquente al fine di
una efficace programmazione della prevenzione e del trattamento.
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