| Fra gli studiosi italiani di filosofia del diritto, Giuseppe
Capograssi si distingue anche per l' attenzione dedicata al diritto
positivo. In lui la viva e profonda conoscenza della materia spesso
giunge ad insegnamenti personali ed originali. Gli studiosi di tale
ramo della conoscenza giuridica, pero', sono rimasti estranei all'
insegnamento di Capograssi. Dopo la Grande Guerra, nell' importante
libro "La nuova democrazia diretta", Capograssi ha sottoposto ad una
revisione critica i metodi ancora predominanti nella scuola italiana
di diritto pubblica, generalmente fondati su concezioni positiviste e
formaliste. Egli riteneva contingente e legata al periodo prebellico,
dominato dalla borghesia liberale, l' aspirazione della scuola
italiana e tedesca ad orientarsi verso una "pura" conoscenza
giuridica, limitata alle leggi e agli atti formali della volonta'
dello Stato-persona, con l' esclusione di elementi eterogenei,
storici, sociologici, filosofici. Nella nuova democrazia diretta, il
diritto costituzionale viene identificato con le istituzioni, intese
come il risultato di molte azioni e reazioni del Governo, in modo
conforme alle idee e alle aspettative dei governati. E' necessario
arrivare, secondo l' A., all' equilibrio di tutti gli elementi e
delle aspirazioni reali che operano nella vita sociale e politica.
Anche dove esistono costituzioni scritte e leggi formali, tuttavia
prevalgono costumi, convenzioni, prassi, usanze. Del sistema
costituzionale scritto vengono lasciati solo quei precetti che
risultano funzionanti nella realta' e disponibili a collegarsi con la
realta' dentro "il sistema della vita". L' A. pensava anche di
individuare gli sviluppi costituzionali e le trasformazioni ancora in
corso, attraverso la ricerca accurata dell' evoluzione del corpo
sociale.
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