| Il saggio, prima parte di un lavoro sul problema della persona umana
nell' esperienza giuridico-politica, evidenzia come il personalismo
contemporaneo non abbia saputo cogliere, a differenza della filosofia
classica o perenne, l' essenza della persona umana, la sua intrinseca
giuridicita', Nonostante le contrarie parole, esso si riduce spesso a
individualismo dissimulato e teorizza l' asservimento della societa'
e dello Stato alla volonta' del singolo, ponendo, cosi', le premesse
per la dissoluzione dell' ordinamento giuridico. Si arriva, infatti,
al punto di ritenere dovere di solidarieta' la complicita' nel
commettere il male. Gli equivoci del personalismo contemporaneo non
facilitano i giuristi nella soluzione di nuove "querelles". Non
potendo essi, d' altra parte, risolvere le nuove controversie che
riguardano la persona umana (si pensi, per esempio, ai nuovi problemi
legati all' ingegneria genetica, ai trapianti di organi, ecc.)
facendo ricorso all' "empirismo", sono costretti a far proprie
definizioni "ideologiche" di "persona", cioe' ad accogliere "idee" di
persona non fondate, come dimostra parte della dottrina e della
giurisprudenza contemporanea.
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