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176828
IDG890800042
89.08.00042 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
Serges Giovanni
Efficienza delle istituzioni ed ipotesi di riforme
Intervento all' incontro sul tema: "Migliorare l' efficienza delle istituzioni", Acireale, 27 giugno 1987
Diritto e societa', (1988), fasc. 2, pag. 279-294
(Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
D022; D021; D02102; D0211; D0213
Il lavoro prende spunto dalla ripresa del dibattito sulle riforme per sottolineare come il problema del recupero dell' efficienza delle istituzioni non puo' considerarsi limitato agli interventi sull' apparato amministrativo ma, per la stretta connessione ed il reciproco condizionamento, coinvolge necessariamente anche i c.d. "rami alti" dell' ordinamento. Riforme amministrative e riforme costituzionali si pongono nella stessa prospettiva istituzionale, ma entrambe, fino ad oggi, hanno trovato comune sorte nella difficolta', se non addirittura nell' impossibilita', di essere concretamente realizzate. La ragione che ha impedito, e tutt' ora impedisce, l' attuazione delle riforme e' da ricercarsi primieramente, nella disgregazione del sistema politico che e', al tempo stesso, motivo di spinta verso le riforme e causa della impossibilita' di trovare accordi e convergenze su concreti programmi di modifiche istituzionali. Cosi', alcune proposte di recente formulate sembrano rispecchiare, piu' che altro, obiettivi politici settoriali e contingenti che non il convincimento profondo della loro necessarieta' per risolvere la crisi istituzionale. Tra queste, emblematica, e' quella relativa alla elezione diretta del Presidente della Repubblica che appare, non solo di difficile realizzazione ma di dubbia utilita', se non accompagnata da una attenta valutazione dell' impatto che ad essa conseguirebbe sugli equilibri della attuale forma di governo. Di piu' immediata incidenza sul piano della funzionalita' ed efficienza delle istituzioni risulta, invece, la proposta di elezione diretta del Sindaco, la cui introduzione, esigendo una modifica profonda del sistema elettorale locale, potrebbe porsi, tra l' altro, come elemento propulsore per la modifica del sistema elettorale nazionale. Ed e' proprio quest' ultimo il vero nodo della riforma, paralizzato fino ad oggi dagli opposti veti incrociati delle forze politiche, timorose di compromettere anche una piccola frazione di potere. La modifica del sistema elettorale, incidendo sulla configurazione degli equilibri e dei rapporti futuri e' sicuramente la innovazione piu' difficile da realizzare perche' condizionata piu' delle altre dal grado di coesione politica realizzabile tra i vari partiti. Un' idea per superare i "veti incrociati" puo' individuarsi -a patto che trovi condizioni per rafforzarsi- nella formazione di "movimenti" che attraversino e superino gli schieramenti di partito, consentendo cosi' la elaborazione di piattaforme comuni. La conclusione che puo' allora trarsi e' che, stante le attuali condizioni, forse l' unica strategia riformatrice puo' essere individuata nella attuazione immediata di quelle riforme, realizzabili per lo piu' senza ricorso a modifiche della Costituzione, e sulle quali, ormai da tempo, si sono andati concentrando l' attenzione ed il consenso delle forze politiche. Piu' in particolare quelle dirette a ricostituire l' efficienza del rapporto Parlamento-Governo (modifica del voto segreto nelle assemblee parlamentari, riforma dei regolamenti parlamentari, legge sulla Presidenza del Consiglio), a realizzare il principio di partecipazione nella p.a., nonche' ad assicurare un accettabile grado di efficienza e trasparenza nel sistema dei poteri locali, appaiono tra le piu' urgenti. Ma la crisi del sistema politico, per la sua complessita', esige rimedi piu' profondi che siano in grado di operare un radicale rinnovamento della politica: tra questi, assume carattere condizionante il profilo del rinnovamento interno dei partiti che consenta loro di riacquistare la posizione di interpreti privilegiati delle esigenze della comunita'.
art. 97 Cost.
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