| In un recente volume collettaneo sono esaminati, con grande impegno
dottrinale e ricostruttivo, i rapporti fra "Questione cattolica e
questione democristiana" sotto profili storici, filosofici,
giuridico-costituzionali. Le origini dell' ideologia democristiana si
riconnettono ad un giudizio favorevole sulla Rivoluzione francese da
parte di alcune correnti cattoliche, in dissenso con altre
tradizionaliste, intransigenti, integraliste. Ne consegui' l'
accettazione dello "Stato di diritto" liberal-democratico, con il
progetto di operare all' interno di esso nelle forme di un partito
politico, sostenuto dal voto dei credenti. In continuita' ideale con
l' azione del Partito Popolare di Luigi Sturzo, quindi, la DC voto'
la Costituzione del 1947. Il testo di questa corrisponde pienamente
ai modelli costituzionali di "democrazia classica" occidentale e,
percio', nei confronti della religione, segue una concezione
aconfessionale ed agnostica. Per valutare e comprendere adeguatamente
il senso di tale approvazione, peraltro, si debbono tener presenti le
condizioni del secondo dopoguerra in Europa. La sopravvivenza dei
Paesi europei continentali, usciti dalla catastrofe, dipendeva dalla
protezione degli USA e da vincoli sempre piu' stretti con l'
Occidente. Mancavano, del resto, le premesse politiche e spirituali
per una restaurazione dello Stato-cattolico, pur auspicato dagli AA.
del volume "de quo": anzitutto, l' estremo pluralismo ideologico
rendeva arduo ogni equilibrio interno della societa' italiana ed,
inoltre, la dottrina cristiano-sociale aveva dimostrato la propria
incapacita' a tradursi in un compiuto sistema di legislazione e a dar
vita a proprie specifiche forme di governo. Peraltro i partiti
democratici cristiani assunsero, in tutta l' Europa occidentale, un
ruolo decisivo nel sostegno dell' unico ordinamento giuridico e
politico possibile.
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