| La realizzazione dell' innovazione tecnico-industriale e' considerata
il problema cruciale di tutti i Paesi industrializzati. E' qualcosa
di piu' della gestione della crisi economica: e' un processo che sta
alla base delle societa' future e del futuro della societa' e che
mette tra l' altro in risalto il peso delle politiche statali e il
nuovo ruolo dello Stato stesso. Non stupisce quindi che il numero di
scienziati sociali impegnati nella ricerca sui diversi campi legati
all' innovazione tecnico-industriale aumenti in continuazione. Per
diversi motivi, pero', non e' mai venuta fuori una discussione che
riuscisse a coinvolgere tutti coloro che lavorano su questi temi. La
ricerca si e' frammentata in diverse aree (relazioni internazionali,
studi regionali, politica pubblica, sociologia della scienza,
politica della ricerca e della tecnologia) cosi' che manca una
concettualizzazione teorica che possa essere discussa o condivisa da
tutti. Il paradigma neo-corporativista, benche' talvolta usato come
categoria di interpretazione di questi fenomeni, non serve a spiegare
tendenze, politiche e strumenti di societa' e sistemi politici
organizzati nei modi piu' vari. Le politiche statali sono
importantissime per le future strutture socio-economiche, e a causa
della lunghezza dei tempi di ricerca e di sviluppo (che variano a
seconda delle diverse tecnologie) vi e' solo una scarsa connessione
con gruppi di interesse gia' operanti, ma una speciale attenzione e'
data alla promozione e introduzione di mutamenti tecnologici. Cio'
che le politiche statali vanno sempre piu' elaborando e' qualcosa che
potremmo chiamare razionalita' economica, una razionalita' implicita
alla tecnologia specifica. Insomma, le strutture industriali e di
ricerca attualmente esistenti costituiscono le condizioni iniziali,
mentre le modalita' dello sviluppo sociale, della modernizzazione
dell' industria nazionale e della partecipazione regionale
determinano i differenti approcci osservati nei differenti sistemi
politici.
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