| L' articolo tratta il rapporto molto discusso fra le generazioni piu'
giovani e il cambiamento politico, con riferimento all' Italia del
dopoguerra. In una prima fase -cioe' fino al 1968- la ricerca sui
giovani presenta un quadro decisamente convenzionale, senza
differenze di spicco fra le generazioni. Tuttavia, un' analisi piu'
accurata rivela presto delle differenziazioni interne abbastanza
pronunciate. In una seconda fase -cioe' dal 1968 al 1976- il
movimento studentesco prima e quello femminista dopo, provocarono una
profonda crisi in quelle tradizioni politiche che precedentemente
avevano contribuito a garantire continuita' fra le generazioni. Dal
punto di vista elettorale, i movimenti provocarono il "terremoto"
elettorale della meta' degli anni '70, con una grande percentuale di
voti della generazione piu' giovane che andarono al PCI. La delega
che essi danno al PCI e' di natura fondamentalmente elettiva e non
prescrittiva. La terza fase -cioe' la seconda meta' degli anni '70-
testimonio' una crescita dell' astensionismo e del voto bianco e
nullo fra le generazioni piu' giovani, nell' ambito di una maggiore
mobilita' di voto, che penalizzo' il PCI, e un forte declino nella
partecipazione attiva e nelle organizzazioni giovanili. Negli anni
'80, forse, per reazione ad un' eccessiva idealizzazione delle
generazioni precedenti, sembra che i giovani siano divenuti
rappresentanti di una cultura politica piu' pragmatica e realistica.
L' orientamento elettorale della generazione piu' giovane e' ancora
prevalentemente orientato a sinistra, ma e' orientato piu'
decisamente verso i partiti meno ideologici, in particolare verso il
PSI. La crisi politica sembra sia finita, ed i giovani sembrano piu'
orientati verso scelte concrete, a breve termine.
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