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181146
IDG890408651
89.04.08651 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
Pizzorno Alessandro
Spiegazione come reidentificazione
Rass. it. sociol., an. 30 (1989), fasc. 2, pag. 161-184
(Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
F2; F321
L' articolo tratta le implicazioni della spiegazione razionale dell' azione. Si suppone che una certa azione venga giudicata irrazionale. Per perseguire una spiegazione razionale, si dovra' cambiare la determinazione dei fini o delle credenze di un determinato individuo (l' attore). L' identificazione dell' attore viene, percio', alterata fino ad ottenere una spiegazione razionale della sua azione. La razionalita', viene cosi' ad essere vista come una costruzione dell' identita' dell' attore da parte dell' osservatore; non un rapporto tra mezzi e fini di un dato attore. Il significato di una determinata azione non si trova nell' intenzione dell' attore, ma piuttosto nelle aspettative a cui essa viene a riferisi. Si distinguono due tipi di osservatore: colui che partecipa (partecipante) e colui che osserva per comunicare agli altri (teorico). L' operazione del "comprendere" un' azione da parte del partecipante consiste nel determinare, per quell' azione, di che azione si tratti; questa "comprensione" si applica all' azione degli altri quando tutto cio' che procede viene ritenuto certo. La "spiegazione" del teorico interviene quando il partecipante e' sorpreso da qualche aspetto non previsto dell' azione degli altri. Il teorico propone allora nuove categorie interpretative. Il loro uso e' diretto a far appartenere l' azione in questione ad una classe di azione, che si doveva prevedere, date le circostanze. Le categorie che il teorico usa dovrebbero essere tali da consentirgli di comunicare la sua spiegazione al suo uditorio. Non coincidono con le categorie usate dal partecipante.
Centro diretto da G. Taddei Elmi - IDG Firenze



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