| L' A. illustra gli eventi che, nel biennio 1987-1988, hanno
riguardato i controlli, la giurisdizione e l' ordinamento interno
della Corte dei Conti. Osserva che la funzione di controllo appare
avviata ad una progressiva mutazione, in due direzioni. La prima
porta alla compressione del controllo preventivo di legittimita',
attraverso la sottrazione ad esso -per effetto dell' art. 16 l.
400/1988- di alcuni fondamentali "atti di Governo" (decreti-legge e
decreti legislativi), che pur dovrebbero rientrare nell' area del
controllo preventivo delineata dall' art. 100 comma 2 Cost. La
seconda direzione e' quella lungo la quale si estende e si consolida
-con il favore della Corte Costituzionale- l' attivita' di referto al
Parlamento (sulle leggi di spesa; sullo stato della finanza locale),
in una prospettiva che supera le specifiche attribuzioni di controllo
direttamente intestate alla Corte dall' art. 100 comma 2 Cost. Ne
discende un deciso rafforzamento del rapporto Corte-Parlamento, cui
fa riscontro il progressivo indebolimento del rapporto Corte-Governo.
A sua volta, la funzione giurisdizionale ha subito, nel campo della
responsabilita' amministrativa, una serie di arresti e colpi di
scure, che riflettono -oltre a scelte discrezionali del Parlamento-
incertezze mai risolte sul proprium della giurisdizione che spetta
alla Corte di esercitare "nelle materie di contabilita' pubblica"
(art. 103 comma 2 Cost.); incertezze che hanno finito per coprire di
garanzia costituzionale proprio, e solo, quel giudizio di conto che
tutti avvertono come strumento antiquato e insufficiente a fini di
sindacato sulla corretta gestione del pubblico denaro. Quanto,
infine, all' ordinamento interno della Corte, l' A. osserva come
questo sia stato semplicemente abbozzato da un legislatore troppo
frettoloso per affrontare il tema in maniera complessiva e
soddisfacente.
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