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| IDG941505743 | |
| 94.15.05743 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
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| Di Paola S.
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| Osservazione a Trib. Parma 23 aprile 1994
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| Foro it., an. 119 (1994), fasc. 9, pt. 1, pag. 2526-2529
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| (Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
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| D87009; D87120; D74493
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| La sentenza in epigrafe afferma che "nell' ipotesi di responsabilita'
dello Stato per la mancata attuazione della direttiva comunitaria n.
80/97, sull' indennizzo dovuto ai lavoratori subordinati (dipendenti
da imprese divenute insolventi prima del 28 febbraio 1992) vanno
calcolati gli interessi e l' eventuale maggiore danno da svalutazione
monetaria a far data dalla sentenza dichiarativa del fallimento dell'
impresa". L' A. esamina alcune questioni collegate alla sentenza
della Corte di Giustizia delle Comunita' Europee del 19 novembre 1991
(cause riunite C-6/90 e C-9/90), richiamando un' ampia letteratura in
materia. Rileva l' importanza della sentenza in commento per avere
riconosciuto nel fatto dell' omissione da parte del legislatore
nazionale dell' adeguamento agli obblighi comunitari, gli estremi
dell' illecito ex art. 2043 c.c., non solo sulla base dell'
indicazione ex art. 2 comma 7 d.lg. 80/1992, ma anche attraverso la
verifica della sussistenza degli elementi costitutivi della
fattispecie (danno ingiusto, nesso di causalita', elemento della
colpa). Viene conclusivamente evidenziata la tendenza legislativa
diretta a prevedere ipotesi di risarcimento in favore dei soggetti
che siano stati lesi da atti della p.a., in contrasto con le norme
dell' ordinamento comunitario.
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| art. 2 comma 7 d.lg. 27 gennaio 1992, n. 80
art. 1219 c.c.
Dir. CEE 80/987
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