| Viene affrontato il tema riguardante il ruolo e gli spazi dell'
informatica in un sistema processuale. Analizzate le posizioni
astrattamente configurabili (quella "fondamentalista", secondo la
quale nulla potrebbe impedire l' integrale automazione dell'
attivita' giurisdizionale; quella che, invece, afferma l'
imprescindibilita' dell' elemento umano all' amministrazione della
giustizia, e attribuisce un ruolo esclusivamente servente, ancorche'
di rilievo, all' informatica) l' A. propone un approfondimento su
questa alternativa. Partendo dalla verifica di fattibilita' di un
progetto "massimalista" l' A. si propone di saggiare i profili
relativi alla realizzabilita' tecnica del progetto stesso, per poi
misurarne il grado di compatibilita' ideologica e normativa con la
nostra cultura processuale ed il nostro sistema. L' A. mostra di
condividere la posizione che esclude la percorribilita' di una
opzione informatica forte, al tempo stesso riconoscendo, anzi
rivendicano, all' informatizzazione spazi operativi ampi e
significativi di concorrenza nell' iter di formazione della decisione
giudiziaria, che pero' rimane pur sempre espressione di quella
complessa attivita' intellettuale, non surrogabile, definita
sinteticamente "giurisdizionale".
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