| Secondo l' A., e' dal 1967 che, di fatto, le forze politiche di
governo hanno rinunciato ad un serio e concreto proposito riformatore
dell' Universita'. A sostegno di questa tesi, l' A. procede ad una
rassegna dei provvedimenti occasionali e settoriali presi dal Governo
fino alla legge 21 febbraio 1980, n. 28. Questa legge, sostiene l'
A., non e' una legge di riforma "perche' salvo il riordinamento della
docenza, cioe' del sistema dei ruoli, tutto il resto e' abbastanza
vago per non scontentare nessuno". Per quanto riguarda il tempo pieno
e gli obblighi didattici; il dottorato di ricerca; i dipartimenti; i
finanziamenti per la ricerca. Sviluppata la critica di questi punti,
l' A. conclude sostenendo l' esigenza di un "sistema universitario
complesso e coerente", in cui l' autonomia giochi piu' della
sperimentazione forzata di matrice ministeriale, in cui le procedure
siano snelle, i finanziamenti certi, gli adempimenti non formali, il
controllo nei fatti, la didattica significativa, i rami morti
sotterrati, le illusioni bandite, l' industria interessata, la forza
culturale ripristinata.
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