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26104
IDG821310047
82.13.10047 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
Cotturri Giuseppe
Il significato di una proposta che intende riaffermare la centralita' del Parlamento. Abolire il bicameralismo?
Rinascita, an. 39 (1982), fasc. 21 (4 giugno), pag. 11
(Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
D02110
L' A. richiamandosi alle proposte di riforma istituzionale di ridurre il Parlamento ad una sola Camera, premette una rassegna delle teorie che stanno alla base di tali proposte e un' analisi storica della formazione dei meccanismi rappresentativi. Si domanda, quindi, se attualmente nelle forme di bicameralismo si realizzi, come in epoche passate, un rapporto contrattuale; un contratto che pero' non e' piu' contratto fra le classi, nobilta' e borghesia, come nella distinzione esemplare tra "assemblea dei pari" e "camera dei comuni". Oggi, le parti contrattuali della massima istituzione rappresentativa sono la maggioranza e la minoranza e la doppia lettura del testo legislativo, con l' andirivieni della "navetta", consente a gruppi di pressione, correnti, partiti, di prolungare la trattativa e regolarla nel tempo. L' A. sostiene che si verifica, col bicameralismo, un "pluspotere" a favore delle forze di governo e dei partiti che formano la maggioranza. Secondo l' A., il sistema di governo rappresentativo parlamentare "nel suo complesso", cosi', perde legittimazione. Conclude sostenendo che il sistema istituzionale va cambiato, per cambiare questo sistema di potere. Il rilancio di una proposta monocamerale va quindi visto nel piu' ampio quadro della lotta per una "democrazia politica" piu' piena, con garanzie e funzioni diverse per l' opposizione e che instauri un rapporto diverso tra i partiti e lo Stato.
Rassegna stampa a cura di: G. Ipsevich, S. Stoppoloni, E. Zampetti



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