| L' A. richiamandosi alle proposte di riforma istituzionale di ridurre
il Parlamento ad una sola Camera, premette una rassegna delle teorie
che stanno alla base di tali proposte e un' analisi storica della
formazione dei meccanismi rappresentativi. Si domanda, quindi, se
attualmente nelle forme di bicameralismo si realizzi, come in epoche
passate, un rapporto contrattuale; un contratto che pero' non e' piu'
contratto fra le classi, nobilta' e borghesia, come nella distinzione
esemplare tra "assemblea dei pari" e "camera dei comuni". Oggi, le
parti contrattuali della massima istituzione rappresentativa sono la
maggioranza e la minoranza e la doppia lettura del testo legislativo,
con l' andirivieni della "navetta", consente a gruppi di pressione,
correnti, partiti, di prolungare la trattativa e regolarla nel tempo.
L' A. sostiene che si verifica, col bicameralismo, un "pluspotere" a
favore delle forze di governo e dei partiti che formano la
maggioranza. Secondo l' A., il sistema di governo rappresentativo
parlamentare "nel suo complesso", cosi', perde legittimazione.
Conclude sostenendo che il sistema istituzionale va cambiato, per
cambiare questo sistema di potere. Il rilancio di una proposta
monocamerale va quindi visto nel piu' ampio quadro della lotta per
una "democrazia politica" piu' piena, con garanzie e funzioni diverse
per l' opposizione e che instauri un rapporto diverso tra i partiti e
lo Stato.
| |