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26366
IDG821310065
82.13.10065 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
Cassese Sabino; (a cura di Tamburrino Lina)
Razionalizzare e ridurre la spesa pubblica non vuol dire annullare le conquiste sociali dei lavoratori. Lo Stato rissoso
Intervista
Rinascita, an. 39 (1982), fasc. 31 (13 agosto), pag. 8
(Bibliografia: a pie' di pagina o nel corpo del testo)
D1890; D14
(Sommario: Aumentano le spese dello Stato perche' si e' aperto nella societa' un processo storico di soddisfazione dei bisogni sociali. Le contraddizioni all' interno dell' amministrazione statale, tra il centro e la periferia, tra chi e' preposto a spendere e chi si deve occupare delle entrate)
L' intervistato affronta la questione dell' espansione costante della spesa pubblica. Ritiene che questo fenomeno sia da attribuire, piuttosto che ad una degenerazione dei meccanismi, al fatto che si e' aperto nella societa' un processo storico di soddisfazione dei bisogni sociali. Il fatto, poi, che gli Enti preposti alla spesa non siano gli stessi che procurano le entrate ha fatto sorgere una contraddizione all' interno dell' Amministrazione statale, una sorta di conflittualita' tra il centro e la periferia. Il processo di spesa sta diventando sempre piu' "vertenziale", caratterizzato, cioe', da un conflitto continuo tra i Comuni e lo Stato, tra le Regioni e lo Stato, tra le unita' sanitarie locali e lo Stato, tra gli enti di previdenza e lo Stato. L' Intervistato suggerisce che i rimedi passano attraverso il riconoscimento di una potesta' impositiva a enti oggi autorizzati solo a spendere e attraverso il controllo dei meccanismi di erogazione dei diritti sociali. Cio' non significa annullare le conquiste sociali dei lavoratori, ma, se mai, garantirle attraverso un processo di razionalizzazione della spesa.
Rassegna stampa a cura di: G. Ipsevich, S. Stoppoloni, E. Zampetti



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