| L' A., Sostituto Procuratore presso la Corte d' Appello di Roma,
affronta l' esame del fenomeno delle tangenti e della corruzione,
considerato anche dal punto di vista dei rapporti tra giurisdizione
penale e p.a.. Espone in 5 punti i problemi connessi con l'
accertamento e la repressione dei reati dei pubblici ufficiali contro
la p.a., tenendo conto della necessita' di assicurare la repressione
rigorosa ed efficace dei delitti dei pubblici ufficiali evitando,
pero', che abusi interpretativi da parte del magistrato penale
portino ad una inammissibile sostituzione del magistrato stesso al
pubblico amministratore. Esamina e respinge alcune proposte avanzate
per risolvere il problema, proposte che ritiene in contrasto con
precise norme e principi della Costituzione, o con la realta'
sociale, politica, economica del Paese. Per quanto riguarda in
particolare la corruzione, ritiene che si dovrebbe rendere piu'
efficace la norma penale, oggi paralizzata, nella sua attuazione dal
comune interesse del corrotto e del corruttore di impedire l'
accertamento del reato. Dovrebbe essere prevista una soluzione non
solo che consideri l' esclusione del corruttore che denunci il reato
entro un breve termine dalla sua commissione e comunque prima che
venga iniziata l' azione penale nei suoi confronti, ma che consideri
anche una sensibile riduzione di pena per il corruttore che denunci
il fatto nel corso delle indagini.
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