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| IDG750401777 | |
| 75.04.01777 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
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| leszel walter
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| r.h. hare, essays on the moral concepts, london, macmillan, 1972, pp.
110
(saggi sugli enunciati morali)
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| Riv. filos., vol. 65, (1974), fasc. 1, pag. 69-71
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| f31
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| l'a. rileva che la chiarificazione che hare fa della struttura degli
enunciati morali rappresenta un sostanziale progresso rispetto a
quella di filosofi come ayer e stevenson. pur accettando alcune tesi
che hanno origine dall' empirismo di hume, hare mostra che la sfera
dei giudizi morali non si sottrae completamente alla ragione, essendo
possibile far uso di argomenti razionali in campo morale. l' a.
critica, pero', l' esigenza kantiana dell' universalita' dei giudizi
morali presupposta da hare, che si basa sul riconoscimento che gli
altri siano soggetti morali e razionali. per l' a. non e', invece,
cosa verificabile empiricamente ne' la razionalita' ne' la moralita'
di un essere vivente. l' attribuzione ad altri di queste capacita' e'
una questione di interpretazione del comportamento altrui, la quale
e' possibile solo facendo appello ai propri criteri morali, che sono
presupposti nel trattare gli altri come soggetti morali. da cio' l'
a. deriva che non vi e' conoscenza fattuale pura e neutrale che non
comporti l' uso di giudizi di valore. l' a. sostiene che vi e' un
condizionamento reciproco fra giudizi morali e conoscitivi. l' a.
conclude che, pur senza giungere alla negazione del principio dell'
autonomia morale, e' necessario rinunciare ad una netta dicotomia tra
fatti e valori ammessa dalla filosofia analitica inglese e da hare.
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| Ist. filosofia del diritto - Univ. FI PV ROMA
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