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96421
IDG750401779
75.04.01779 - Ist. Doc. Giur. / CNR - Firenze
cotta sergio
il diritto e l' appropriazione del tempo
Arch. filos., (1975), fasc. 2-3, pag. 179-189
f31
l' a. muove dall' indicazione data dal senso comune secondo cui la temporalita' e' una forma di alienazione dell' uomo: il passato e il futuro sovrastano il presente. l' uomo ha sempre opposto resistenza a questo dominio, in due modi: dapprima, rovesciando il tempo che ci misura in tempo misurato; poi appropriandosene, poiche' il tempo misurato diventa utilizzabile. il diritto si inquadra in questa doppia operazione coscienziale e tecnologica del tempo e lo domina stabilendo, con il suo dover essere, i termini e le date delle sue leggi. il diritto allunga e accorcia il tempo naturale ed ha un potere costitutivo sul tempo umanizzato, ma la vittoria dell' uomo contro il tempo incontra un ostacolo: la morte. il tempo e' cio' che passa, ma l' uomo e' colui che passa; se, tuttavia, intendiamo l' uomo come l' essere la cui natura e' di non aver natura, l' essere che non e' natura, ma storia, scompare, allora, la distinzione astratta tra uomo e tempo, e l' alienazione data dalla temporalita' diviene un falso problema. l' espressione "appropriarsi del tempo" prende un significato opposto a quello del senso comune e vuol dire "rendersi al tempo", cioe' farsi coscientemente tempo che passa. in questa prospettiva il diritto o viene considerato un fabbricante di durata o viene ripensato come una manifestazione particolare del tempo che passa. l' a. fa corrispondere alle due soluzioni la distinzione tra legge positiva e diritto naturale (right). l' a. conclude trovando nell' esperienza giuridica una testimonianza fra le altre contro l' identificazione tra uomo e tempo.
Ist. filosofia del diritto - Univ. FI PV ROMA



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