| l' a. muove dall' indicazione data dal senso comune secondo cui la
temporalita' e' una forma di alienazione dell' uomo: il passato e il
futuro sovrastano il presente. l' uomo ha sempre opposto resistenza a
questo dominio, in due modi: dapprima, rovesciando il tempo che ci
misura in tempo misurato; poi appropriandosene, poiche' il tempo
misurato diventa utilizzabile. il diritto si inquadra in questa
doppia operazione coscienziale e tecnologica del tempo e lo domina
stabilendo, con il suo dover essere, i termini e le date delle sue
leggi. il diritto allunga e accorcia il tempo naturale ed ha un
potere costitutivo sul tempo umanizzato, ma la vittoria dell' uomo
contro il tempo incontra un ostacolo: la morte. il tempo e' cio' che
passa, ma l' uomo e' colui che passa; se, tuttavia, intendiamo l'
uomo come l' essere la cui natura e' di non aver natura, l' essere
che non e' natura, ma storia, scompare, allora, la distinzione
astratta tra uomo e tempo, e l' alienazione data dalla temporalita'
diviene un falso problema. l' espressione "appropriarsi del tempo"
prende un significato opposto a quello del senso comune e vuol dire
"rendersi al tempo", cioe' farsi coscientemente tempo che passa. in
questa prospettiva il diritto o viene considerato un fabbricante di
durata o viene ripensato come una manifestazione particolare del
tempo che passa. l' a. fa corrispondere alle due soluzioni la
distinzione tra legge positiva e diritto naturale (right). l' a.
conclude trovando nell' esperienza giuridica una testimonianza fra le
altre contro l' identificazione tra uomo e tempo.
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